l vino è bevanda antichissima, nata in epoca neolitica, tra 10.000 e 6.000 anni fa nel bacino del Mediterraneo.
Successivamente si è diffusa in tutte le zone del mondo a clima temperato.
Il più antico recipiente di vino conosciuto risale a circa 7.000 anni fa ed è stato trovato in Iran, nei Monti Zagros, dove tuttora l'uva selvatica cresce spontanea.
L'origine della vite si perde invece nella notte dei tempi.
Secondo alcune fonti, la Vitis vitifera arrivò dall’India, dalla cui regione si diffuse poi per il resto dell’Asia, fermandosi nel territorio della mezzaluna fertile racchiusa tra il Tigri e l’Eufrate e raggiungendo quindi le sponde del Mediterraneo. Alcuni studiosi affermano anche che il termine vino provenga dalla parola sanscrita vena, che significava amare, da cui anche il nome Venere.
Sembra che la zona in cui per la prima volta si attuò la pratica di far fermentare il mosto, sia stata la regione transcaucasica (le attuali Armenia e Georgia), dove già si praticava la spremitura delle uve.
Una stretto legame tra vitis e vinum è presente anche in alcuni pittogrammi sumeri risalenti alla fine del IV millennio a.C.
Il vino era anche una delle offerte fatte alla divinità e per il suo potere inebriante entrava come componente importante nei riti orgiastici, finalizzati a raggiungere uno stato di trance, in cui si compiva l'unione del fedele con il suo dio.
Fu a partire dal periodo Neolitico (8000-4500 a.C.) che si crearono le condizioni necessarie alla produzione del vino.
Il primo elemento da ricordare è il fatto che proprio allora le comunità del Medio Oriente e dell'Egitto si trasformarono da nomadi in stanziali e gli insediamenti vennero facilitati sia dalla coltivazione delle piante che dall'allevamento degli animali. Con la sicurezza di potersi procurare del cibo, sconosciuta ai gruppi nomadi, e con una stabile base operativa, si affaccia nella storia dell'uomo il primo concetto di "cucina" neolitica. Con l'aiuto di una serie di tecniche e procedimenti (fermentazione, ammollo, cottura, condimento, ecc.) i popoli neolitici furono i primi a produrre pane, birra e un assortimento di vivande a base di carne e cereali.
Di particolare importanza fu, inoltre, la comparsa del vasellame, intorno al 6000 a.C.
Dall'Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci. Questi dedicarono al vino una divinità: Dionisio, Dio della convivialità.
Contemporaneamente, nel cuore del mediterraneo, la vite iniziava dalla Sicilia il suo viaggio verso l' Europa, diffondendosi prima presso i Sabini e poi presso gli Etruschi i quali divenirono abili coltivatori e vinificatori e allargarono la coltivazione dell'uva dalla Campania sino alla pianura Padana.
Presso gli antichi Romani la vinificazione assunse notevole importanza solo dopo la conquista della Grecia. L'iniziale distacco si tramutò in grande amore al punto da inserire Bacco nel novero degli Dei e da farsi promotori della diffusione della viticoltura in tutte le province dell'impero. Dal canto suo il vino ha contribuito alla nascita dell'impero romano: i Romani infatti erano a conoscenza delle proprietà battericida del vino e come consuetudine lo portavano nelle loro campagne come bevanda dei legionari. Plutarco racconta che Cesare distribuì vino ai suoi soldati per debellare una malattia che stava decimando l'esercito.
La nascita del Cristianesimo e il conseguente declino dell'Impero Romano, segna l'inizio di un periodo buio per il vino, accusato di portare ebbrezza e piacere effimero. A ciò si aggiunse la diffusione dell'Islamismo nel Mediterraneo tra l'ottocento e il millequattrocento d.C. con la messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati. Per contro furono proprio i monaci di quel periodo, assieme alle comunità ebraiche, a continuare, quasi in maniera clandestina la viticoltura e la pratica della vinificazione per produrre i vini da usare nei riti religiosi.
Bisognerà comunque attendere il Rinascimento per ritrovare una letteratura che restituisca al vino il suo ruolo di protagonista della cultura occidentale e che torni a decantarne le qualità. Nel diciassettesimo secolo si affinò l'arte dei bottai, divennero meno costose le bottiglie e si diffusero i tappi di sughero tutto ciò contribuì alla conservazione e al trasporto del vino favorendone il commercio.
Il diciannovesimo secolo vede consolidarsi la distintiva e straordinaria posizione che il vino occupa nella civiltà occidentale. Alla tradizione contadina inizia ad affiancarsi il contributo di illustri studiosi che si adoperano per la realizzazione di vini di sempre miglior qualità e bontà. Il vino diviene oggetto di ricerca scientifica. Nel 1866 L. Pasteur nel suo scritto Etudes sur le vin afferma "il vino è la più salutare ed igienica di tutte le bevande".
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